Adji Dieye

Principals, 2024. Ferro dipinto, serigrafia su seta 120 × 210 × 60 cm.
Adji Dieye (1991) è un’artista multidisciplinare che vive e lavora tra Milano e Dakar.
La sua pratica indaga i processi attraverso cui le epistemologie nazionali vengono costruite e diffuse all’interno dei contesti pubblici e istituzionali, mettendo in relazione produzione del sapere, dispositivi di rappresentazione e dinamiche di potere.
Cresciuta in un contesto segnato da una complessa stratificazione storica e culturale, sviluppa una ricerca attenta alle eredità coloniali e ai meccanismi attraverso cui le identità contemporanee vengono narrate e legittimate.
Fin dagli esordi, il suo lavoro si concentra sull’analisi critica delle narrazioni ufficiali del progresso e della modernità. Attraverso l’esame di archivi, linguaggi visivi e spazi istituzionali, Dieye indaga le modalità con cui immagini, testi e strutture architettoniche contribuiscono a costruire un immaginario collettivo condiviso.
La dimensione transnazionale della sua esperienza, tra Europa e Africa occidentale, costituisce un elemento centrale della sua pratica, permettendole di confrontare differenti modelli di rappresentazione e sistemi di trasmissione della conoscenza.
Al centro della sua ricerca si colloca il rapporto tra rappresentazione e costruzione della realtà.
Le sue opere mettono in luce le tensioni tra esperienza vissuta e narrazione istituzionale, interrogando le promesse di sviluppo e progresso spesso presentate come percorsi lineari e universali. Attraverso un approccio che intreccia analisi storica e immaginazione speculativa, l’artista evidenzia le ambiguità e le contraddizioni insite nei dispositivi visivi e discorsivi che definiscono ciò che viene riconosciuto come sapere legittimo.
La pratica di Dieye si caratterizza per un linguaggio multidisciplinare che include fotografia, video, installazione e ricerca d’archivio.
Documenti storici, immagini pubblicitarie, elementi architettonici e dispositivi espositivi vengono attivati come materiali critici, capaci di rivelare le logiche ideologiche e politiche sottese ai sistemi di rappresentazione. Le opere assumono spesso una dimensione installativa e dialogano con lo spazio espositivo, coinvolgendo lo spettatore in un processo di lettura attiva e riflessiva.
Nel suo insieme, la ricerca di Adji Dieye propone una riflessione rigorosa e critica sulle relazioni tra immagine, conoscenza e potere.
Attraverso una pratica analitica e concettualmente stratificata, l’artista costruisce dispositivi visivi che invitano a interrogare i sistemi attraverso cui la storia viene raccontata e il futuro immaginato, affermandosi come una delle voci più significative della sua generazione nel dibattito contemporaneo sulla costruzione del sapere e dell’immaginario collettivo.
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