Binta Diaw

Binta Diaw, Naître au monde, c’est concevoir (vivre) enfin le monde comme relation n.4, 2022 (dettaglio). Capelli sintetici, acqua, vasca in metallo. Cortesy Collezione 54, Milano.
Binta Diaw (1991) è un’artista di origine senegalese la cui pratica multidisciplinare indaga le relazioni tra identità, memoria culturale e rappresentazione del corpo femminile nel contesto contemporaneo.
Cresciuta tra la cultura italiana e quella senegalese, sviluppa una ricerca profondamente radicata nell’esperienza diasporica e nelle dinamiche di appartenenza che caratterizzano le identità ibride. La dimensione della doppia eredità culturale costituisce il punto di partenza di un lavoro che esplora le tensioni tra tradizione e contemporaneità, tra memoria individuale e storia collettiva.
Dopo gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano e all’ÉSAD di Grenoble, orienta progressivamente la propria ricerca verso le arti visive, arricchendo il suo percorso attraverso residenze e collaborazioni internazionali. Fin dagli esordi, il suo lavoro si concentra sull’analisi dei processi di costruzione dell’identità all’interno della diaspora africana, interrogando i meccanismi di trasmissione culturale e le trasformazioni delle tradizioni nel contesto globale.
Al centro della sua pratica si colloca la figura femminile, intesa come luogo simbolico di memoria, resistenza e trasformazione. Le opere indagano il ruolo delle donne come custodi delle tradizioni e al tempo stesso come agenti di cambiamento, mettendo in evidenza le tensioni tra continuità culturale e ridefinizione dei modelli identitari. Serie come Les Visages de l’Héritage esplorano il legame tra generazioni attraverso ritratti e strutture formali che alludono alla stratificazione della memoria, evidenziando la capacità delle identità di rinnovarsi senza perdere il rapporto con le proprie radici.
La pratica di Diaw si articola attraverso diversi media, tra cui pittura, scultura e performance. Il linguaggio visivo combina elementi astratti e simbolici, con un uso espressivo del colore e della forma che contribuisce a costruire una dimensione emotiva e narrativa. Le opere scultoree, spesso realizzate con materiali naturali o di recupero, introducono una relazione fisica e materica con i temi della memoria e dell’appartenenza, mentre la performance attiva il corpo come spazio di esperienza e di riflessione sulle dinamiche culturali e sociali.
Nel corso della sua attività, l’artista ha partecipato a mostre e progetti espositivi in Europa, Africa e Nord America, affermandosi come una delle voci emergenti nel panorama dell’arte contemporanea legata alle tematiche della diaspora e della rappresentazione femminile. La sua pratica si inserisce in un contesto di ricerca che promuove il dialogo interculturale e una maggiore visibilità delle prospettive femminili all’interno del sistema dell’arte.
Nel suo insieme, il lavoro di Binta Diaw propone una riflessione articolata sulle trasformazioni dell’identità nel mondo contemporaneo. Attraverso un linguaggio visivo stratificato e sensibile, le sue opere invitano a interrogare il rapporto tra memoria, appartenenza e costruzione del sé, offrendo una visione in cui esperienza personale e dimensione collettiva si intrecciano come elementi centrali della condizione diasporica.
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