Jilali Gharbaoui

Jilali Gharbaoui, Senza titolo, 1968. Olio su tela, 56×85 cm. Collezione Giglio.



















Jilali Gharbaoui nasce nel 1930 a Jorf El Melha, in Marocco, in un contesto rurale e modesto che segna profondamente la sua sensibilità.
Fin dall’infanzia manifesta un carattere inquieto e una forte inclinazione al disegno, vissuta come necessità interiore più che come scelta professionale.
La sua vita e la sua opera sono attraversate da una tensione costante, fatta di ricerca, instabilità e desiderio di assoluto, che lo renderanno una delle figure più intense e tragiche dell’arte marocchina del Novecento.
Ancora giovanissimo si trasferisce a Casablanca e poi a Rabat, dove entra in contatto con ambienti artistici e intellettuali in trasformazione. Ottiene una borsa di studio che gli consente di proseguire la formazione in Europa, prima a Parigi e poi a Roma. È qui che Gharbaoui si confronta con le correnti dell’arte moderna internazionale, in particolare con l’astrazione lirica e la pittura gestuale, trovando un linguaggio capace di dare forma alla sua urgenza espressiva.
A differenza di altri artisti marocchini della sua generazione, Gharbaoui non cerca un dialogo diretto con i simboli tradizionali o con l’artigianato locale. La sua è una ricerca più solitaria e radicale, che si sviluppa attraverso il gesto pittorico, la materia e il ritmo. Le sue opere sono composte da segni rapidi, pennellate nervose, stratificazioni di colore che sembrano emergere da uno stato di tensione emotiva. La pittura diventa un campo di battaglia, uno spazio in cui l’artista mette in gioco il proprio corpo e la propria interiorità.
Il colore, spesso scuro o contrastato, non descrive ma suggerisce. Non c’è narrazione figurativa né riferimento esplicito al reale: ciò che conta è il movimento, l’energia, il rapporto immediato tra mano e superficie. In questo senso, Gharbaoui può essere considerato uno dei primi artisti marocchini ad aver abbracciato pienamente un linguaggio astratto contemporaneo, svincolato da ogni intento illustrativo o decorativo.
Nonostante il riconoscimento ottenuto in alcuni ambienti europei, la sua vita rimane segnata dalla precarietà. Il ritorno in Marocco è difficile, così come l’inserimento stabile nei circuiti artistici. Gharbaoui vive tra l’Europa e il suo paese natale in una condizione di isolamento crescente, aggravata da problemi personali e di salute. Questa fragilità si riflette nella sua pittura, che appare sempre più intensa, essenziale, quasi disperata.
Jilali Gharbaoui muore prematuramente nel 1971 a Parigi, in circostanze tragiche, lasciando un’opera relativamente breve ma di straordinaria forza. Solo dopo la sua scomparsa il suo lavoro viene progressivamente rivalutato, assumendo un ruolo centrale nella storia dell’arte moderna marocchina. Oggi è considerato una figura chiave dell’astrazione nordafricana, un artista che ha saputo portare la pittura marocchina su un terreno di ricerca universale.
La sua opera continua a parlare attraverso il gesto e la materia, testimoniando una ricerca radicale e senza compromessi. In Gharbaoui, la pittura non è rappresentazione ma esperienza, traccia di un’esistenza vissuta intensamente e fino in fondo. La sua eredità risiede proprio in questa sincerità assoluta, che rende il suo lavoro ancora oggi potente e profondamente contemporaneo.





