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Mohamed Fquih Regragui

Mohamed Fquih Regragui, Senza titolo, 2006. Colori a olio su tela, 140×100 cm. Collezione Giglio.

Mohamed Fquih Regragui nasce nel 1948 a Rabat, in un Marocco che, nel secondo dopoguerra, è attraversato da profondi cambiamenti politici, sociali e culturali.

La sua formazione e la sua ricerca artistica si sviluppano all’interno di questo clima di trasformazione, in cui la giovane scena artistica marocchina è chiamata a ridefinire i propri linguaggi e le proprie radici dopo l’indipendenza. Fin dagli esordi, Fquih Regragui si distingue per una pittura introspettiva e rigorosa, orientata verso l’astrazione e il simbolo.

Dopo gli studi artistici in Marocco, prosegue la sua formazione in Europa, dove entra in contatto con le correnti dell’arte moderna e contemporanea. Questo confronto internazionale non lo conduce però a un’adesione mimetica ai modelli occidentali, ma rafforza in lui la necessità di costruire un linguaggio personale, capace di dialogare con la memoria culturale e spirituale del mondo marocchino. La sua opera nasce proprio da questa tensione tra apertura e radicamento, tra ricerca formale e riflessione identitaria.

La pittura di Mohamed Fquih Regragui è caratterizzata da superfici dense, attraversate da segni, simboli e forme essenziali. L’astrazione non è mai puramente formale: ogni elemento sembra alludere a una dimensione interiore, a un ordine invisibile che richiama la spiritualità, il silenzio e la contemplazione. Le composizioni appaiono spesso equilibrate, meditate, come se il gesto pittorico fosse il risultato di un processo lento e riflessivo piuttosto che di un impulso immediato.

Il segno occupa un ruolo centrale nella sua ricerca. Tratti, incisioni, forme ripetute evocano alfabeti immaginari, scritture arcaiche o mappe simboliche. Il riferimento alla calligrafia e alle tradizioni visive arabo-islamiche è presente, ma sempre trasfigurato: non si tratta di citazioni dirette, bensì di una rielaborazione poetica del segno come veicolo di senso. In questo modo, la pittura diventa uno spazio di meditazione, in cui il visibile e l’invisibile si incontrano.

Anche il colore è utilizzato con misura e consapevolezza. Le tonalità, spesso profonde e terrose, contribuiscono a creare atmosfere raccolte, talvolta austere, che invitano a una fruizione lenta. Le superfici pittoriche sembrano trattenere il tempo, come se ogni strato cromatico custodisse una traccia di memoria. L’opera non si offre mai in modo immediato, ma chiede allo spettatore attenzione e ascolto.

Nel corso della sua carriera, Fquih Regragui ha esposto in numerosi contesti nazionali e internazionali, partecipando attivamente alla costruzione di una scena artistica marocchina consapevole e autonoma. Pur mantenendo una posizione discreta e lontana dalle mode, il suo lavoro è stato apprezzato per la coerenza e la profondità della ricerca, collocandosi in una linea di continuità con quegli artisti che hanno scelto l’astrazione come spazio di interrogazione esistenziale e culturale.

Mohamed Fquih Regragui è oggi riconosciuto come una figura significativa dell’arte moderna e contemporanea marocchina. La sua opera testimonia una visione dell’arte come pratica di conoscenza, in cui il segno e il colore diventano strumenti per esplorare il rapporto tra individuo, memoria e spiritualità. Attraverso una pittura silenziosa ma intensa, l’artista continua a offrire uno spazio di riflessione che trascende il tempo e le appartenenze geografiche, confermando il valore universale della sua ricerca.



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